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Canale Press

Giovedì 21 Giugno 2007
rassegna stampa del 01/06/2007
I SARDI NON LEGGONO,
LA CULTURA REGREDISCE
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L’Unione Sarda del 1 giugno 2007
di Giuseppe Marci

I dati riferiti al 2006 sono negativi: coloro che non leggono libri rappresentano in Italia il 54,9% della popolazione. Una solida maggioranza che fa comprendere come molte sfide verranno perdute, in uno scenario europeo e mondiale nel quale il confronto avviene su livelli di qualità sempre più elevati. Legami strettissimi uniscono gli indici economici e quelli culturali e le nazioni economicamente più avanzate sono quelle che meglio curano la formazione. Per non dire della qualità della vita, che cresce nei paesi dediti alla lettura, alla conoscenza e alla riflessione. In Sardegna l’indice dei non lettori si attesta al 56,9%, contro il 56,2 del 2000. Il che significa che nell’arco di tempo preso in esame una parte della popolazione sarda ha rinunciato al libro. C’è da riflettere, considerando l’immagine della quale godiamo di isola in fermento, di scrittori che hanno successo, di festival letterari che richiamano folle. Ma i lettori, inesorabilmente, diminuiscono.
Come mai? Le risposte possono essere molteplici, ma certamente non sbaglierà chi tenga presente che la lettura è esercizio lento, faticoso nel suo principio, richiede metodo e conoscenze. A leggere si impara qualche volta da soli, più spesso nella scuola; per farlo si ha bisogno dei libri, molti più di quanti ciascuno possa acquistarne: quindi delle biblioteche. Ma scuole e biblioteche non sono mai state in cima ai pensieri degli amministratori pubblici, meno che meno oggi quando i finanziamenti si fanno esigui per le congiunture economiche ricadenti sulle spese sociali.

In un suo recente intervento Mario Argiolas, presidente dell’Associazione Editori Sardi ha parlato della necessità di far funzionare un “sistema culturale integrato, un sistema democratico che non utilizza categorie astratte come il male e il bene, la luce, le tenebre, il vecchio e il nuovo ma si basa sulla conoscenza della realtà, sulla storia, e tiene conto del patrimonio culturale e politico del popolo sardo”.
Parole sulle quali ci sarebbe da riflettere e che potrebbero costituire la base per una discussione mossa dal desiderio di affrontare una delle cause, ancora attuali, delle difficoltà nelle quali versa la nostra terra. Sfortunatamente manca un interlocutore importante, ovverosia quell’assessore regionale alla cultura del quale già ho lamentato l’assenza. La mia parola solitaria, in quella circostanza, ha suscitato scandalo, come se fosse sconveniente dire una verità che è sotto gli occhi di tutti. Non sarebbe stato meglio, invece che scandalizzarsi, provvedere subito? Si nomini l’assessore alla cultura e gli si ponga come primo obiettivo quello di recuperare i lettori perduti in Sardegna dal 2000 al 2006, discutendo con gli addetti ai lavori, con tutti quelli che, umilmente operando, dissodano da decenni il terreno della cultura. E si agisca per trovare sbocchi di lavoro per i giovani laureati: possibilmente non in un call center.

 
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