L'UNIONE SARDA del 01/12/2005
di Mario Argiolas
La denuncia
I tagli ai fondi, la dittatura del noir, il mercato, l’attacco dei quotidiani all’editoria
L’intervento
Il silenzio degli intellettuali
Nella crisi generale anche la letteratura
perde la memoria
“Viviamo in un periodo di pesante restaurazione. Siamo alle prese con un’intossicazione che attraversa le strutture della vita, non solo nel campo economico e politico ma anche in quello della cultura e dell’informazione. Gli intellettuali però non parlano, non denunciano questa situazione. Ciò è triste per una generazione che si è nutrita di miti intellettuali e che ora si è chiusa in un moralismo rancoroso e conservatore o si è ridotta a fare la guardiana dell’esistente e dell’abbassamento degli orizzonti nel campo nevralgico della cultura e dell’espressione artistica e di conoscenza” [Antonio Moresco]. “Pasolini aveva previsto l’orrore dell’Italia, la ferocia dei poteri senza etica e il dominio della stupidità mediatica. Abbiamo perso memoria, viviamo come istupiditi dalla volgarità che ci rovesciano addosso i media. E’ un’infezione che non risparmia nessuno, ne sono toccati i politici di destra come quelli di sinistra.
Nell’attuale situazione della produzione letteraria in Italia prevalgono le scelte di consumo e di intrattenimento, la dittatura del poliziesco, del giallo, del noir. La letteratura è memoria, in queste scritture di consumo non c’è assolutamente nessuna memoria. La letteratura vera è una scrittura su altre scritture” [Vincenzo Consolo]. Due prese di posizione forti per fotografare le tendenze di fondo. In Sardegna viviamo in un’Isola felice? Siamo forse immuni dall’azione di queste forze? Possiamo limitarci a protestare contro i tagli del governo nazionale al fondo unico per lo spettacolo o non dobbiamo denunciare anche i tagli alla cultura da parte del governo regionale, tagli che rischiano di distruggere “forze produttive”, competenze, esperienze. Di questi scenari si dovrebbe tenere maggiormente conto quando si affrontano i problemi della cultura.
E invece non se ne tiene conto abbastanza, come puntualmente è accaduto a Desulo, recentemente, alla tavola rotonda sulle nuove frontiere dell’editoria regionale, organizzata dal Comune nell’ambito del Premio Montanaru. Il dibattito, come ha rilevato il giornalista Pintore, è stato interessante, civile, serio, con presenze autorevoli, come due rappresentanti della Commissione cultura del Consiglio regionale, Giovanna Cerina e Francesca Barracciu, il direttore editoriale dell’Unione Sarda Gianni Filippini, il prof. Duilio Caocci, e tre editori, Cheratzu, Corraine e il sottoscritto, ma devo dirlo, è stato per molti aspetti un dibattito reticente. Si continua a ripetere, soprattutto da parte dei politici, che stiamo andando nella direzione giusta, che c’è l’esigenza di risparmiare, di riqualificare la spesa, di chiudere con l’assistenzialismo, con i furbi, di elaborare nuovi criteri, nuove regole.
Peccato che i fatti non supportino questa affermazione, quando si elaborano criteri senza un pieno e convinto confronto con gli operatori del settore, con risultati molto discutibili, quando manca un’adeguata conoscenza della realtà effettiva dei vari comparti. Altrettanta reticenza è emersa in una mancata sottolineatura della specificità della situazione regionale dove l’editoria è sottoposta ad una pesante e massiccia concorrenza da parte dei quotidiani nazionali e regionali che hanno invaso il mercato con i loro prodotti.
Il dialogo è importante, Desulo può rappresentare un primo passo, a patto però di sgombrare il campo dai pregiudizi e di accostarsi ai temi della cultura e dell’editoria con rispetto e voglia di conoscere la realtà effettiva. Sarebbe più facile, in questo modo, perseguire obiettivi di crescita qualitativa decisivi per lo sviluppo complessivo.
Mario Argiolas
Presidente AES
da L’Unione Sarda del 1 dicembre 2005