SABATO 2 APRILE 2005 ALLE ORE 17,00, PRESSO LA TORRE ARAGONESE DEL COMUNE DI GHILARZA, VERRÀ PRESENTATO IL LIBRO "LA CASA DEI RICORDI", DI ANTONIO TURNU. ALLA PRESENTAZIONE INTERVERRANNO IL SINDACO DI GHILARZA, TOMASO SANNA, E IL DIRETTORE EDITORIALE DELLA AIPSA EDIZIONI ANNAMARIA BALDUSSI.
CON UN SOTTOFONDO MUSICALE PROPOSTO DALL'ASSOCIAZIONE NAZKA, DIRETTA DA FELIX QUIROX, VERRANNO PROPOSTE ALCUNE LETTURE DAL LIBRO A CURA DI DIECI ARTISTI CHE, PER L'OCCASIONE, ESPORRANNO PRESSO I LOCALI DELLA TORRE ARAGONESE DUE OPERE PITTORICHE CIASCUNO (AUGUSTO BISELLI, GIUSEPPE BOSICH, DOMENICO CUGUSI, MICHELA GRANESE, M.G. GIUGNINI, ANGELO LIBERATI, BARBARA PINNA, FRANCA TRONCI).
Da una nota dell'Autore:
«Nei racconti de "La casa dei ricordi" (non solo la casa descritta, tipicamente campidanese, ma anche quella da intendersi freudianamente nella sua valenza simbolica del corpo della madre, in cui l'analogia è esplicita: la funzione della casa è quella di fornire rifugio e sicurezza, difesa e protezione), l'Io narrante del presente affonda subito nel passato, recuperando miti, riti, leggende e tradizioni della Sardegna antica.
Vi si ritrovano avvenimenti collegati al malocchio, all'argia e alle terapie con musica e balli; alla figura de s'acabadora, antesignana dell'eutanasia, ne parlano storici e antropologi quali William Smith, Alberto de La Marmora, Giuseppe Poggi, Francesco Alziator.
Rivivono alcuni operatori empirici come il barbiere e il fabbro con i loro rimedi dettati dalla cultura contro il favismo, l'uso delle sanguisughe e la tecnica del salasso.
I personaggi, alcuni reali, altri frutto della fantasia, pulsano tutti di vita propria, con storie d'amore e di morte, di amicizia e odio, intessute con momenti di festa e di fatica legata al lavoro nei campi.
Fra i ricordi si stagliano le immagini dei nonni, che comunicano valori umani al nipote grazie alla loro saggezza, fatta di ricerca di se stessi e di spiritualità, e all'esperienza di vita che pare vogliano eternare nella memoria del fanciullo.
Poi, a tratti, l'Io narrante riaffiora al presente con alcuni episodi di vita familiare quotidiana, come a voler idealmente trasmettere il testimone della memoria alle generazioni proiettate nel futuro.
Il messaggio di cui il libro vuol far partecipi è che la scomparsa della persona amata ci fa comprendere che nulla è più come prima, perché non è più possibile "ricordare" insieme.
Ma nella scacchiera dello spazio e del tempo, che non passa invano, qualcosa di noi rimane nel passaggio dal passato al presente: il filo esistenziale dei ricordi.»