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AESnews / Fiere e Mostre / 7 Mag 08

Canale Fiere e Mostre

Mercoledì 7 Maggio 2008
Al Lingotto Fiere dall'8 al 12 maggio 2008
FIERA DEL LIBRO DI TORINO
Il tema dell'edizione 2008: Ci salverà la bellezza!
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CI SALVERA' LA BELLEZZA?
La bellezza salverà il mondo? La domanda che un personaggio dell’Idiota pone al principe Myskin, protagonista del romanzo di Dostoevskij implica una sfida: misurarsi con la Bellezza, riuscire a metabolizzarla significa avviare dentro di noi una metamorfosi spirituale, il tentativo di raggiungere una sfera superiore di conoscenza e di autocostruzione.
La Bellezza, motivo conduttore dell’edizione 2008, è uno sviluppo di quello del 2007, i Confini. Abbiamo più che mai bisogno di ridefinire territori, disegnare nuove mappe, di capire il confine che separa il bello dal brutto, il buono dal cattivo, perché l’estetica è strettamente connessa all’etica.
La Bellezza sfugge alla definizioni (Picasso respingeva con fastidio la sola domanda), ma quando ci sorprende la riconosciamo immediatamente, con emozione e gratitudine. Perché gli uomini hanno sempre sentito la necessità di dare un senso alla loro esistenza attraverso qualcosa che li superi, quel «più» che solo la letteratura, l’arte, la musica, la filosofia possono esprimere. Che cosa può rispondere oggi ai canoni della Bellezza, in letteratura come nelle arti, nella musica, nelle scienze? Che cosa si richiede a un’opera? Dove passano i confini del bello e del brutto? Come sono cambiati nei secoli i criteri estetici, e quali sono i loro rapporti con l’etica? E quali i rapporti della bellezza con gli oggetti industriali prodotti su larga scala? La bellezza è lo splendore del vero, diceva Platone: è un anelito alla speciale «verità» umana e poetica dell’arte, che può risultare anche scomoda e difficile, perché implica sempre la tensione insoddisfatta della ricerca. Ma se vedere è un atto creativo, come è stato detto, che cosa siamo capaci di «vedere», oggi?
A queste domande risponde una fitta ser
ie di «lezioni magistrali», di conversazioni e di dialoghi che vedranno impegnati filosofi come Remo Bodei (l’uomo di fronte agli spettacoli naturali), Sergio Givone (la difficoltà di pensare e vivere la Bellezza, oggi), Giovanni Reale (che prende a paradigma una tavola di Grünewald), antichisti come Luciano Canfora e lo storico dell’arte Paul Zanker in dialogo con Franco La Cecla, antropologo e architetto; maestri dell’architettura come Mario Botta, scrittori come Raffaele La Capria (l’arte moderna si configura come un abuso di potere?), Erri De Luca e Domenico Starnone («La parola, la tagliola»), l’etologo Danilo Mainardi. Vittorio Sgarbi dimostrerà che il bello non coincide affatto con quel che piace. Silvia Ronchey e Giuseppe Scaraffia si interrogheranno sull’uso improprio della Bellezza. Verterà sulle bellezze della lettura la conversazione dello scrittore argentino Alberto Manguel. Quale potrebbe essere oggi il canone del romanzo? Ne discuteranno Alfonso Berardinelli, Andrea Cortellessa, Giorgio Ficara, Filippo La Porta, con Paolo Mauri.
Valerio Massimo Manfredi racconterà i canoni della Bellezza del mondo greco-romano, mentre Khaled Fouad Allam, il filosofo algerino Shaker Laibi e l’antropologa tunisina Lilia Zaouali ci parleranno della Bellezza nell’arte e nella letteratura islamica.

LINGUA MADRE 2008
Lingua Madre, il format voluto dalla Regione Piemonte, dedicato alle identità culturali, ai meticciati, alle ibridazioni e agli incroci che hanno immesso nuova linfa nella mappa dell’espressività contemporanea, si è imposto come uno degli incontri più graditi ai visitatori della Fiera.
Dall’area del Mediterraneo provengono voci dell’algerino Gilali Khellas, che racconta un paese lacerato tra repressione e nuovo terrorismo, del libico Ibrahim Al Faqih, che narra l’occupazione italiana del suo Paese, del tunisino Kamel Riahi. Il poeta marocchino Mohammed Lamsuni, a Torino dal 1990, ha scelto l’italiano come lingua d’elezione per continuare a lottare per i «dannati della Terra».
Lingua Madre sarà anche l’occasione per scoprire, attraverso una lettura teatrale, un classico della letteratura araba, i trecenteschi Viaggi di Ibn Battuta, il Marco Polo dell’Islam che si è spinto fino all’India e alla Cina, lasciando una vivida descrizione delle sue trentennali esplorazioni. Seguirà una presentazione di Sharq/Gharb (Est/Ovest), la casa editrice italiana in lingua araba, che pubblica autori arabi in prima edizione, e autori italiani tradotti in arabo, come Vincenzo Cerami e Elena Ferrante. L’ha voluta Sandro Ferri, l’editore di e/o, la dirige Amara Lakhous, lo scrittore algerino che vive e lavora da molti anni a Roma.
Dall’Africa, la gabonese Sandrine Bessora, presentata come una nipotina di Queneau e Jarry, e l’ivoriana Véronique Tadjo, che reinterpreta gli antichi miti sacrificali e le leggende del suo Paese. Dall’America Latina vengono i peruviani Eduardo González-Viaña, oggi residente negli Stati Uniti, che ricorre alle figure della tradizione classica, come Dante e Virgilio, per interpretare con pungente vena satirica la fenomenologia della vita americana; e José-Luis Ayala, è uno dei protagonista della rinascita delle lingue indigene, che reimpiega l’antica lingua aymara. Dalla Patagonia, l’argentina Laila Guerriero racconta gli stravolgimenti di un mondo arcaico distrutto da una falsa modernità (Suicidi in capo al mondo, Marcos y Marcos). Il catalano Jaume Cabré affronta la guerra civile spagnola con un fluviale romanzo famigliare di forti valenze espressive (La Nuova Frontiera). Mentre la canadese Alissa York racconta l’incontro-scontro tra coloni e nativi negli spazi sconfinati del suo Paese (Giunti).
Il cubano Eduardo Manet, narratore, regista e drammaturgo, da quarant’anni a Parigi, non ha mai dismesso il rapporto di amore e odio con la sua isola, dopo le delusioni derlla rivoluzione castrista (Ilisso).
Le difficoltà della condizione femminile nei Paesi mussulmani e nel continente indiano, i difficili rapporti fra tradizione e modernità, i drammi famigliari che ne conseguono (come la pratica dei matrimoni combinati) animano i romanzi della srilankese V.V. Ganeshananthan (Garzanti), di cui si parla come una delle rivelazioni della narrativa anglofona; dell’indiana Sunny Singh (Ancora del Mediterraneo), della bengalese Selina Sen (Neri Pozza), delle iraniane Dalia Sofer (Piemme) e Marina Nemat (Cairo), protagoniste di storie dolorose di sradicamento ed esilio. Nirpal Dhaliwal, nato in Inghilterra da genitori emigrati dal Punjab, ci consegna un quadro sarcastico di una sgangherata Londra multiculturale (Guanda). Dalla Turchia, la combattiva Elik Shafak, entrata in cronaca per le minacce che il suo primo romanzo le ha attirato per aver parlato del genocidio armeno, difesa a spada tratta da Orhan Pamuk e ora alla sua seconda prova (Il Palazzo delle pulci, Rizzoli). Una famosa giornalista è anche Fathiye Çetin, il cui romanzo Heranush mia nonna (Alet) è anch’esso dedicato alla tragedia degli Armeni in chiave dichiaratamente autobiografica e famigliare.
Una vera novità la presenza di voci significative proveniente dall’Est europeo: il goiovane talento bulgaro Georgi Gospodinov (Voland), il serbo Aleksandr Gatalica presentato da Predrag Matvejevic (Diabasis), il rumeno ormai italianizzato Mihai Mircea Butcovan, che racconta i contrattempi sentimentali di un immigrato che si innamora di una giovane leghista brianzola (Besa). E ancora i poeti e narratori della Georgia: Besik Kharanauli, Lia Sturua, Emzar Kvitaishvili e Levan Beridze, introdotti da Luigi Magarotto dell’Università di Venezia, eredi di una letteratura vocata all’epica, che affonda le sue radici nel Medioevo, tra Oriente e Occidente.
Come di consueto, gli incontri con gli scrittori si fonderanno con i momenti musicali, che vedranno sul palcoscenico dell’Arena Piemonte complessi internazionali che lavorano proprio sulla commistione d’esperienze e linguaggi diversi. Così il duo israelo-iraniano Esta & Yarona Harel; l’ensemble mongolo Khukh Mongol, che suona gli antichi strumenti costruiti di persona; la popolare cantante palestinese Lubna Bassal Salameh; Miriam Meghnagi, che integra nella tradizione ebraica le più svariate esperienze musicali del Mediterraneo; l’italo-etiope Saba con il percussionista camerunese Tatè Nsongan e il senegalese Cheikh Fall; gli argentini Lautaro e Miguel Angel Acosta, impegnati nella diffusione della musica popolare dell’America Latina.
Lunedì sera lo spettacolo di chiusura dedicato a César Vallejo, il grande poeta cileno nel settantesimo della scomparsa, cui renderà omaggio il concerto di una delle voci più suggestive della musica latino-americana, la peruviana Tania Libertad, «la regina del bolero», 33 album venduti in milioni di copie, che ha messo in musica alcune tra le più belle poesie di Vallejo.
Lingua Madre è anche un Concorso Letterario Nazionale, ideato da Daniela Finocchi, destinato alle donne straniere residenti in Italia, con una sezione dedicata alle donne italiane. Il concorso è giunto alla quarta edizione. La premiazione avviene nella giornata di chiusura della Fiera e i racconti selezionati sono raccolti in un libro.
Sono state oltre 250 le partecipanti all’ultima edizione e più di 50 le presentazioni svolte lo scorso anno in tutt’Italia. Tra le novità: una sezione speciale Slow Food-Terra Madre dedicata ai racconti che avranno per tema il cibo; una sezione Torino Film Festival che andrà a premiare il racconto che meglio si adatta ad essere trasposto in sceneggiatura; la votazione on-line sul sito della Fiera del Libro per assegnare il Premio Giuria Popolare. Le vincitrici della terza edizione del concorso sono state: Claudiléia Lemes Dias (Brasile), Fatima Ahmed (Cambogia), Herrety Kessiwaah (Ghana), Francesca Mautino (Italia), Milena Jankovic (Serbia) per il Premio Rotary Club Torino Mole Antonelliana. La terza classificata è detenuta al carcere di Trapani. Grazie alla collaborazione con il Ministero della Giustizia, infatti, sono state molte le donne detenute che hanno partecipato al premio.

ISRAELE PAESE OSPITE 2008
La letteratura israeliana si è conquistata uno spazio sempre più vasto nel favore dei lettori europei, e in particolare italiani, per la sua capacità di coniugare il senso delle radici con una speciale attenzione per «l’altro», affrontando con coraggio i conflitti e le contraddizioni che lacerano le società contemporanee e che si riflettono esasperate nel microcosmo medio-orientale.
Verranno a Torino scrittori che appartengono a generazioni diverse: dal «decano» Aharon Appelfeld (di cui Guanda sta pubblicando l’opera omnia) e che terrà la prolusione inaugurale la sera di mercoledì 7 maggio, a un altro grande personaggio che incarna le ragioni del confronto multiculturale quale l’irakeno Sami Michael, rifugiato in Israele nel 1949, che ha imparato l’ebraico come una lingua straniera e ha pubblicato nel 1974 il suo primo romanzo, dal titolo significativo: Gli uomini sono uguali, ma alcuni lo sono di più. Con loro Zvi Yanai, la cui parabola esistenziale è molto simile a quella di Appelfeld (l’ebraismo come lenta conquista che sostituisce l’identità europea d’origine). Molto attesa giovedì 8 la partecipazione di Abraham B. Yehoshua con il suo nuovo romanzo Fuoco amico.
Accanto a loro, scrittori dell’età di mezzo, come Meir Shalev, particolarmente caro a Erri De Luca, che consiglia con calore il suo nuovo romanzo, Il ragazzo e la colomba, Frassinelli, a «chi vuole gustare una storia con l’intelligenza del cuore»; Alon Altaras (che insegna in Italia e si è rivelato un efficace pontiere tra le due culture), Etgar Keret (è anche uomo di cinema, e racconta con humour i paradossi della vita quotidiana), Ron Leshem (il suo Tredici soldati, che è diventato anche un film, è ambientato durante guerra del Libano).
Particolarmente significativa la partecipazione delle scrittrici (molte delle quali scrivono anche per i bambini): Savyon Liebrecht, Zeruya Shalev, Avirama Golan, Shifra Horn, Sara Shilo, Orly Castel-Bloom, Lizzie Doron. Sabato sera un reading di poesia con Shimon Adaf, Maya Bejerano, Ori Bernstein, Tali Latowicki, Ronny Someck, presentati da Sara Ferrari.
La presenza degli autori israeliani alla Fiera consentirà a un autorevole gruppo di storici e di studiosi di ripercorrere criticamente una storia tormentata, e di mettere in luce quei gruppi e quelle iniziative che vedono ormai da tempo israeliani e palestinesi lavorare insieme per sperimentare sul campo nuovi modelli di convivenza. Ma anche di rivisitare le grandi esperienze culturali dell’ebraismo (il rabbino Adin Steinsaltz, vero leader spirituale e autore di una monumentale edizione commentata del Talmud in ebraico moderno, in dialogo con Enzo Bianchi), della Shoah (quella italiana in specie, a settant’anni dalle leggi razziali), anche in occasione della pubblicazione della «grande opera» Utet) e della tormentata storia dei rapporti tra israeliani e palestinesi, con la partecipazione, tra gli altri, di storici e studiosi quali Dan Diner, Stefano Levi della Torre, Simon Levis Sullam, e Idith Zerthal.
Giovedì 8 l’incontro con Shlomo Venezia, cui testimonianza è particolarmente preziosa, perché è uno dei rarissimi superstiti dei Sonderkommando, le squadre speciali di prigionieri incaricati di eliminare i resti di chi «passava in gas», e che venivano a loro volta eliminate perché non raccontassero. Sabato 10 lo storico Benny Morris incontra Sergio Romano e Antonio Ferrari in occasione della pubblicazione presso Rizzoli del suo nuovo libro.
Claude Lanzmann presenterà a Torino l’edizione dvd del suo film-capolavoro, Shoah, frutto di dodici anni di lavoro, che è anche diventato una primaria fonte storiografica sull’argomento.

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Il sito ufficiale della Fiera del Libro di Torino

 
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